Perché nel settore dell’ALL abbiamo bisogno di prove sul campo così dispendiose?
Warum brauchen wir im Rahmen der AAL-Projekte so aufwendige Feldversuche?

Elena Vanzo

Apollis sta partecipando al progetto Petal (cofinanziato dal programma Europeo Active and Assisted Living AAL-2016) che ha l’obiettivo di fornire ai/alle caregiver di persone anziane con lievi disturbi cognitivi degli strumenti per pianificare il comportamento di dispositivi domestici connessi tra loro e guidare le persone nelle loro attività. Per testare queste nuove tecnologie si realizzeranno due cicli di prove sul campo che prevedono l’installazione dell’intero sistema Petal in sedici abitazioni di anziani con lievi disturbi cognitivi in tre stati Europei (Italia, Austria e Romania) per diversi mesi.
È veramente necessario programmare e realizzare delle prove sul campo così lunghe e dispendiose?


(Foto: Petal)


L’attenzione dell’Unione Europea per una innovazione tecnologica a favore delle persone anziane risale a decenni fa. L’UE finanzia a riguardo diversi programmi a sostegno di una vita attiva e autonoma, tra cui il programma AAL (dall'acronimo in inglese Active and Assisted Living).
Apollis partecipa a due di questi progetti: Petal (link per informazioni sul progetto) e Great (link per informazioni sul progetto) ed in entrambi ha gestito la fase sul campo in Alto Adige.

Per quanto riguarda il progetto Petal, è appena terminato il primo ciclo di prove sul campo della durata di circa tre mesi. A questi “field trial” hanno partecipato finora sei persone anziane con lievi disturbi cognitivi di età media di 79 anni. In Alto Adige hanno partecipato due anziani che vivono in una struttura protetta per anziani nel comune di Egna.
Il testare sul campo nuove tecnologie rivolte ad un target anziano si è rilevato un processo impegnativo e dispendioso: in questi mesi sono emersi i punti di forza del sistema ma anche gli aspetti da migliorare, da potenziare o da modificare. Ma solo attraverso prove sul campo ed attraverso il loro costante monitoraggio è possibile comprendere l’impatto del sistema in contesti reali ed adattarlo così alle esigenze espresse dal gruppo target.

(Foto: Petal)(Foto: Petal)
 


I primi risultati emersi hanno evidenziato come le persone target tendono ad apprezzare maggiormente i dispositivi che offrono loro un valore facilmente riscontrabile, in questo caso si è trattato di un appropriato sistema di illuminazione e l’aver messo a disposizione degli anziani la possibilità di fare giochi per allenare la memoria, il calcolo, il linguaggio, l’orientamento e l’attenzione.

È emerso invece un certo scetticismo nell’interagire con sistemi più complessi, come ad esempio nel comprendere l’utilità di un controllo personalizzato delle luci e di altre apparecchiature digitali, nel comprendere l’utilità di ricevere messaggi di persuasione per stimolare abitudini salutari nell’anziano, oppure nel dovere indossare qualcosa di nuovo, come ad esempio uno smartwatch.

Il cambiamento demografico sta costringendo le società che invecchiano nel mondo ad intraprendere nuove strade nell’assistenza e nella cura delle persone anziane e l’AAL ne è una componente. Come anche altre innovazioni, l’AAL passerà fasi di test e prove sul campo prima di poterlo usare in modo più estensivo. Questi sistemi diventano sempre più “intelligenti” proprio grazie alle prove sul campo ed agli sviluppi che ne derivano.
 
 
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